Articolo di Vanessa Bocci

Gli incantevoli borghi della Valnerina sono da cornice per la rievocazione storica “Ponte Longobarda“, la quale caratterizza l’ultimo weekend di agosto per andare alla scoperta delle radici storiche della piccola frazione di Ponte di Cerreto di Spoleto, situata all’interno di questo panorama suggestivo. Due giorni contrassegnati da un vasto programma di eventi, dalle attività di trekking alla scoperta del territorio, alla degustazione di prodotti locali, convegni, visite ai vari musei della zona ( Museo delle Mummie e Museo del Ciarlatano) e per concludere spettacoli circensi e musicali. L’obiettivo della manifestazione è raccontare la storia di questo piccolo paesino caratterizzata dalla venuta di un grande popolo, il quale riuscì a conquistare l’Italia settentrionale e instaurare due Ducati nel centro – sud della Penisola. Stiamo parlando dei Longobardi che hanno identificato il momento propizio per essere protagonisti assoluti della storia.
I Longobardi lavoravano al servizio dei Romani come mercenari entrando in stretto contatto con la loro cultura. Nel 568 i Longobardi, guidati da Alboino, dalla Pannonia giunsero in Italia occupando il Friuli e progressivamente estesero il loro dominio su gran parte del territorio nazionale, dando vita ad un regno indipendente in grado di contrapporsi al dominio bizantino. Questo popolo conquisto’ tutto il nord della Penisola ad eccezione delle coste della Liguria e del Veneto, mentre al centro e al sud si formarono il Ducato di Spoleto e Benevento. I Longobardi furono autori dello sviluppo di diversi gastaldati, tra cui quello di Ponte, detto Pontano e fondato dal re Lotario II, nel 757, il quale estendeva il suo potere su un ampio territorio che inglobava Visso, Triponzo, Norcia, San Pellegrino, Campi, Savelli e, in territorio casciano, Poggioprimocaso. Ponte fu un comune autonomo rispetto a Cerreto fino al 1800, questo dimostra il fatto, che l’organizzazione politico- amministrativa era efficiente e, inoltre ci fa conoscere un paese apparentemente non molto grande, ma con una storia che lo rende importante agli occhi dei cittadini che, ancora oggi popolano le vie di questa piccola frazione, e a tutti coloro che vengono a visitare questa perla della Valnerina. Quel che resta dell’antico castello si trova posizionato sulla sommità di un colle a forma di cono al quale si accede da una strada a spirale, dove un tempo collegava la rocca, di cui oggi restano pochissime tracce. Inoltrandosi nella strada per raggiungere l’antica rocca si incontra il vecchio Palazzo Comunale, ora attuale sede della locale Comunanza Agraria. Un palazzo che vale la pena visitare in tutto il suo splendore per ammirare l’unico esempio all’ interno della Valnerina di arte romanica non religiosa, dove si può apprezzare la lunetta del portale con lo stemma di Ponte, e assaporare ogni parete impregnata di una storia straordinaria che collega passato, presente e futuro. Un altro edificio degno di nota è la Chiesa di Santa Maria Assunta posta ai piedi dell’imponente sperone roccioso. L’edificio è in stile romanico con influsso lombardo; il rosone al centro della facciata con doppio ordine di colonnine binate e nel mezzo la rosa a cinque petali in uno stile romanico umbro- abruzzese attira subito l’attenzione. Al suo interno ci imbattiamo in pareti nude e slanciate coperte da tetto a capriate evocando l’idea dell’ascesa, ricollegabile alle strutture religiose dell’arte gotica diffusasi nei territori francesi alla metà del XII secolo.
Di questi territori non bisogna ricordare solo la storia, ma menzionare nomi di personaggi illustri nati in questi luoghi, che si sono resi protagonisti della storia nazionale, come il poeta, umanista e uomo politico Giovanni Pontano, nato proprio nella piccola realtà di Ponte è stato un intellettuale di spicco della corte aragonese. Fu mandato a studiare a Perugia e nel 1448 arrivò a Napoli da Alfonso il Magnanimo, dove si guadagnò la protezione e la simpatia del più anziano letterato di corte, il Panormita. Guadagnata una posizione di rilievo nell’Accademia del Panormita, di cui avrebbe preso il comando alla morte del letterato, prendendo il nome di Accademia Pontaniana tuttora esistente sul territorio napoletano. La frazione di Ponte è uno dei tanti esempi di realtà messe in secondo piano, o addirittura dimenticate, come tanti altri borghi della Valnerina, i quali hanno faticato per imporsi sulla scena nazionale e farsi conoscere con la storia, l’arte e le tradizioni che circondano questi territori pieni di fascino. Invece si deve partire proprio dalle origini di questi paesi per raccontare una storia uniforme e farla arrivare alle generazioni future per porli nelle condizioni di non disperdere un patrimonio vasto e importante, che ha contribuito a fare la “nostra” storia. Ad oggi, grazie alla nascita di associazioni culturali e di volontari di sta cercando di riportare questi luoghi alla ribalta attraverso manifestazioni, con lo scopo di attirare un pubblico sempre più vasto e bramoso di conoscenza
Negli ultimi periodi anche le istituzioni locali si sono rese conto di dover fare qualcosa; infatti si spera che la manifestazione “Ponte Longobarda” apra la strada a futuri eventi di questo genere visto il grande successo che ottiene questa rievocazione storica. La storia è stata realizzata anche da piccole realtà come queste, le quali hanno contribuito a fare grande la storia nazionale.
Il mio personale ringraziamento a Vanessa per aver regalato al Volo dell’Arcangelo, questo articolo.
Franco Valentini










